L'ASSOCIAZIONE CULTURALE NAZIONALE DEI POLENTARI D'TALIA

L'Associazione Culturale Nazionale dei Polentari d'Italia si è costituta nel 1998 a Borgo Tossignano (BO), è stata fondata da tredici gruppi storici di polentari provenienti da varie regioni italiane: Altidona (Marche), Arborea (Sardegna),Castel di Tora (Lazio), Guardistallo (Toscana), Monterchi (Toscana), Ponti (Piemonte), Santa Maria in Selva - Treia (Marche), San Costanzo (Marche), San Quirio di Vernio (Toscana), Varone Riva del Garda (Trentino Alto Adige).
A queste si sono aggiunti di seguito i gruppi di Linguaglossa (Sicilia), Polverigi (Marche) e Villa d'Adige (Veneto).
Lo scopo dell'Associazione dei Polentari d'Italia è quello di diffondere e valorizzare le tradizionalità regionali tipiche legate a questo cibo povero, la polenta, ed alla conservazione e promozione della conoscenza delle tradizioni popolari che sono il succo dell'associazione stessa e che si calano nel profondo dei tempi e della storia della società contadina d'Italia.
L'Associazione dei Polentari d'Italia, come previsto dallo Statuto, promuove ogni due anni, in una delle città o paesi sede degli associati, il "Raduno Nazionale dei Polentari d'Italia", allo scopo di diffondere sul territorio nazionale la tradizione culinaria tipica della propria cucina regionale, oltre a manifestare le singole radici storiche dei gruppi polentari partecipanti.
L'Associazione Nazionale dei Polentari d'Italia è inoltre sinonimo di solidarietà, a questo proposito, in occasione del terremoto del 1997 che interessò gran parte delle città appenniniche tra Umbria e Marche, organizzò per le popolazioni colpite da questo catastrofico evento il Raduno dei Polentari nella baraccopoli di Cesi (MC).
I "raduni dei polentari d'Italia", rappresentano inoltre un momento di partecipazione, convivialità e scambio culturale delle proprie tradizioni; è il veicolo per la promozione del turismo del territorio in un contesto nazionale legato alla conoscenza dei beni culturali, storici, artistici e architettonici e collegato, in particolar modo, all'enogastronomia ed alla scoperta delle cucine regionali.
Polenta, vino, olio, gastronomia e territorio sono gli elementi della nuova frontiera del turismo che l'Associazione dei Polentari d'Italia con la propria vitalità diffonde ai propri associati.

IL RADUNO DEI POLENTARI


L'evento, che ha cadenza biennale, consiste che ogni Gruppo polentaro partecipante proporrà in degustazione la propria ricetta tipica del cucinare la polenta; quindi ben sedici rigorosi modi diversi di assaggiare un prodotto base tanto uguale - la farina di gran turco - ed arricchita dai diversi condimenti ottenendo un gusto straordinariamente diverso tra loro quando la si mangia.
Non un confronto e non una sfida tra polente, ma una vera scuola di cucina regionale espressa dalle capacità culturali e gastronomiche dei polentari.
Dal 1993, a distanza di quindici anni, che dimostrano la caparbietà e volontà dei "polentari" si sono tenuti ben otto "raduni" che si sono svolti in città storiche e turistiche di tutta Italia:

- 1993, I Raduno, Sermoneta (LT);
- 1995, II Raduno, Arborea (OR);
- 1997, III Raduno, Riva del Garda (TN);
- 1998, IV Raduno, Treia (MC);
- 2000, V Raduno, Castel di Tora (RI);
- 2002, VI Raduno, San Quirico di Vernio (PO);
- 2004, VII Raduno, Ivrea (TO);
- 2006, VIII Raduno, Guardistallo (PI);
- 2008, IX Raduno, San Costanzo (PU) (in fase di organizzazione).

>Foto della Sagra Polentara del 1930<

LE SPECIALITA' CULINARIE DEI POLENTARI D'ITALIA

I sedici gruppi polentari aderenti all'Associazione Culturale dei Polentari d'Italia si distinguono fra di loro per il proprio tipico condimento della polenta; sedici modi diversi di cucinare il piatto della tradizione: la Pro Loco di Altidona (AP) propone polenta con sugo di lumache di terra; la Pro Loco - Gruppo Polentaro di Arborea (OR), che discende dai primi bonificatori che migrarono in quella terra malsana e che la resero fertile con una florida agricoltura, condiscono la polenta secondo la tradizione importata dal continente (veneti, emiliani, friulani e romagnoli) con luganega (salsiccia) ai ferri; la Pro Loco di Castel di Tora (RI) preparano un polentone condito con un sugo magro di baccalà, aringhe, tonno e alici; la Pro Loco di Guardistallo propone polenta con sugo di funghi e cinghiale; il Comitato della Croazia di Ivrea propone polenta con un sugo di cipolle e merluzzo; la Pro Loco di Linguaglossa (CT) polenta con salsiccia siciliana, pancetta di maiale e muscolo di vitello; la Pro Loco di Monterchi (AR) propone polenta con ragù di salsicce e fegatelli; la Pro Loco di Polverigi (AN), come tradizione marinara propone polenta ai frutti di mare; la Pro Loco Ponti (AL) polentone con frittata e merluzzo; la Pro Loco di San Costanzo (PS), da antichissima ricetta dei maestri polentari condisce una soffice polenta con ragù di carne di maiale e bovina; la Società della Miseria (PO) prepara un polentone di farina di castagne che viene tagliato con un filo di cotone e degustata con arringhe e baccalà; l'Associazione Festeggiamenti Centro Storico di Sermoneta prepara una polenta con salsicce; il Comitato Sagra della Polenta di Santa Maria in Selva - Treia (MC) propone polenta con sugo di salsiccia e papera; il Comitato Festa della Polenta di Tossignano (BO) propone polenta al ragù; il Comitato Polenta e Mortadella di Varone di Garda - Riva del Garda (TN) prepara un polentone da mangiare con la mortadella (simile alla salsiccia o luganega); il Gruppo Manifestazioni Villa d'Adige (RO) propone un'accattivante polenta con baccalà e polenta e musso (somaro).
Tantissime prelibatezze e novità culinarie tutte da gustare.

LA POLENTA: UNA TRADIZIONE ALIMENTARE ITALIANA

La storia della polenta in Italia ha origini antiche, tra il sette-ottocento ed il novecento la polenta di granturco è stata l'alimento povero di tanti, tutti i contadini e non solo. Gli storici citano che il contadino italiano "visse poveramente ma non morì di fame", però la polenta di mais portò danni alla salute di considerevole importanza. Il mangiare polenta, scondita, senza sale ed olio, e consumata tutti i giorni portò a conseguenze di indigenza alimentare con avitaminosi gravi; i pasti dei contadini erano nella settimana composti di sola polenta, se non in quelle eccezzioni dove la carne era quella di maiale che si poteva mangiare quando il fattore od il padrone lo consentiva. La pellagra, malattia della povertà, dovuta alla mancanza di una alimentazione proteica e ricca di vitamine era contrassegnata da stati patologici con diarrea, dermatite e demenza. I contadini colpiti da pellagra erano scheletrici, fu una malattia pesantissima per la salute degli stessi, che colpì in generale i contadini dell'area centro-settentrionale d'Italia. Con l'evoluzione della società, lo sviluppo economico, le contromisure sanitarie, ma principalmente la possibilità di cibarsi adeguatamente portò l'uso della polenta come un alimento secondario. La polenta è entrata poi nella cultura della tradizione con usi diversi in cucina. Oggi la polenta nelle case vi fa capolino solo in occasioni che richiamano alla tradizione ed al clima. Una polenta fumante con un ragù di carne e magari con una succulenta salsiccia al centro del piatto ed una ricca infarinata di buon parmigiano la si gode volentieri quando fuori fa la neve, oppure in un ambiente consono come in un rifugio di montagna magari con uno stufato di capriolo e funghi. Le numerose Sagre Polentare che si svolgono in tutto il territorio nazionale richiamano sempre quella cultura arcaica della vita umile, semplice, della civiltà contadina o nella ricorrenza di un ricordo passato.